La mia trecinquesei

Avevo circa 8 anni (1960), quando regolarmente nel “salotto buono” di casa, salivo su una sedia
per affaciarmi ad una finestra, che era prospicente il parcheggio di Piazza S. Francesco a
Prato e regolarmente venivo sculacciato dalla Nonna ! Ma cosa c’era di tanto importante da
attrarre la costante attenzione del piccolo Tiziano ? Due splendide sagome su quattro ruote,
che sostavano ogni giorno in quegli spazi: una Alfa Romeo Giulietta SS (bianca) ed una Porsche
356 A (argento); alla vista delle quali, rimanevo come iptonizzato !

Più mi affacciavo e più rimanevo colpito dal loro fascino così inusuale e raro per quei tempi ed
inconsapevolemente, mi ponevo la solita domanda: quale è la più bella ?
La risposta arrivò tanti anni dopo, quando mi trovai a decidere, quale delle due sarebbe stata
mia; allora quel ricordo, solo sopito dalla polvere del tempo, riaffiorò nitido; La Trecinquesei !

Nessun dubbio, condiviso peraltro, senza se senza ma, da mia Moglie Cristina.

Il confronto stilistico tra le due, potrebbe sembrare improprio, se pensiamo che la prima, fu
disegnata addirittura da una delle icone del Cars Designer del tempo: Franco Scaglione.
Ma fui subito confortato dal fatto, che proprio in quegli anni, lo stesso Scaglione era stato
incaricato da Carlo Abarth, di realizzare una vettura da corsa per la casa di Zuffenhausen
proprio sulla base della 356 (B) e come d’incanto nacque la 356 Carrera GTL, grinta e
sportività in esubero ! Per i palati fini poi, la capostitipe della futura icona Porsche: la 911 !

Quindi, se il Maestro aveva messo la matita su quelle forme, qualcosa di bello intuiva.

Ritengo che il fascino, le doti estetiche e di belezza, che hanno catalizzato la mia fantasia ed
attrazione (non mi risulta di essere il solo) per questo Coupè, sono da individuare in pochi ed
essenziali elementi, alcuni tipici degli stilemi anni ’50, sicuramente i più effervescenti e
creativi, della dinamica industriale motoristica di tutti i tempi.

Per questo, riferirò le mie considerazioni, al Mod. “A” (T1 – T2) anni 1955 / 1959, perchè
riconosciuta dagli esperti, come la più riuscita, della produzione 356:

1) Compattezza ed allo stesso tempo dinamicità delle forme, dovute ad un passo “corto” ed a
un progetto finalizzato ad un equilibrato rapporto di volumi e luci.

2) Pianta della vettura con una particolare forma a “cuneo rovesciato”, che tente a profilare
verso il posteriore, con una curvatura armonica, che la rende perfetta in entrata di curva.
3) Profilo laterale unico per quel tempo, con una linea di “cintura” alta e padiglione basso, il
tutto raccordato con un andamento a centina omogeneo e di estrema morbidezza.

4) Particolare del parafanghi anteriori molto pronunciati verso il basso, quasi a formare una
sorta di spoiler integrato.

5) Dettaglio del frontale basso, dove la forma a “gobba” centrale è sapientemente raccordata
e modellata con i parafanghi. La vettura, senza i paraurti, appare ancora più accattivante e
sportiva.

6) Forma del cofano anteriore molto pronunciata, tendente a chiudere verso il basso,
particolare che la rende oltre che filante, molto apprezzata dal guidatore, che di fatto è a
contatto visivo diretto con l’asfalto, in particolare nei tracciati misto veloci.

7) Interno essenziale, apparentemente spartano, ma allo stesso tempo funzionale e
confortevole, con quella singolare sensazione di sentirsi “protetti”. Il doppio guscio della
seduta posteriore (più adatto ai bambini), una chicca.

Credo di essere sufficentemente di parte, nell’affermare che le doti di bellezza del 356,
siano certe ed anche uniche nel suo genere. Il sottoscritto, ormai da tempo è stato rapito da
quella strana vetturetta a due porte, così mansueta all’aspetto, ma così sensibile e
performante, allo srotolarsi dell’asfalto sotto le sue ruote.

Una sensazione “Kartistica” vera ! Provare per credere !

Ho avuto due Porsche 356; una “C” del 1964, colore rosso interni neri e da quindici anni, felice
possessore di una “A” T2 1600 Super del 1958 Telaio 103.591, colore nero con interni rossi
Cartier, con specifiche USA, dotata di un raro Kit Porsche per i Clienti sportivi americani, che
oltre ad alcuni rari accessori after market del tempo, riguarda essenzialemente il
potenziamento del motore (albero, cilindri, pistoni, ecc.), che eleva i CV da 60 a…………? Non
sono riuscito a stabilirlo, ho solo un riferimento tecnico, dato da un cartellino originale del
tempo, che indica il rapporto di compressione: 10,2, rispetto a 7,3 dato dalla Fabbrica !!

Nata dieci anni dopo l’uscita della prima Porsche (la “Tipo 1” Roadster), oggi sessantenne,
conserva immutato quel fascino discreto ed ammicante da prima donna, fiera di farsi notare
ad ogni occasione ed alla quale, con complicità assoluta, assecondo ogni suo movimento.

Oggi quel bambino alla finestra, ha visto coronare un sogno; ora siede regolarmente dentro
quel “guscio”, che lo fa sentire tutt’uno, con quello strano oggetto dinamico a forma di mezza
luna rovesciata, che i “cattivi” d’estetica, liquidano con poco garbo e forse invidia, come un
“Maggiolino schiacciato”……….!

Il solito bambino, ormai diventato Nonno, quando si trova alla guida della sua 356, magari
mentre attraversa qualche centro abitato, spera sempre di incrociare gli occhi di un piccolo
affacciato ad una finestra, incuriosito da tanta stranezza ed immagino che anche Lui, forse un
giorno……………

Tiziano

Prato lì, 14 Aprile 2018

Lettera a “La mia trecinquesei” ultima modifica: 2018-05-04T12:06:34+00:00 da Ruote Classiche Prato
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